Si è battuto per coronare un sogno: gareggiare alle Olimpiadi insieme agli altri atleti, obiettivo sfuggitogli per pochi decimi di secondo. “Vorrei vedere i bambini normali e quelli disabili fare sport insieme”.
Conoscere Oscar Pistorius, l’atleta che corre con due protesi di carbonio al posto dei piedi, è un’emozione. Non tanto, o non soltanto, per la straordinarietà del caso, quel suo voler abbattere a tutti i costi la barriera che divide gli atleti disabili dai normodotati, quanto per l’equilibrio, l’entusiasmo, la freschezza e l’energia che animano questo ragazzo sudafricano capace di lanciare un messaggio di speranza in tutto l’universo della disabilità.
L’incontro con Oscar si svolge a Verona. L’occasione è la consegna del Premio Ussi “Campione nella vita, campione nello sport” in una sala gremita di studenti. Le domande si intrecciano a ritmo serrato ma c’è una risposta alle curiosità di tutti, con una immediatezza che conquista. Così come a conquistare è la battaglia che Oscar ha combattuto contro l’ottusità di chi gli ha negato a lungo il pass per le Olimpiadi.
“Chi perde davvero non è chi arriva ultimo nella gara. Chi perde davvero è chi resta seduto a guardare e non prova nemmeno a correre. Questa frase me l’ha scritta mia madre in una lettera da leggere quando fossi diventato grande. Cinque mesi prima, a meno di un anno, avevo subito l’amputazione dei piedi…”.
Samuel Eto’o si presenta in jeans e maglioncino nero, per ricevere l’Altropallone, premio nato in alternativa al «Pallone d’oro» perché si assegna non per i meriti calcistici in senso stretto ma per il fairplay e per le attività di solidarietà svolte fuori dal campo. Quest’anno, accanto al premio giunto ormai alla tredicesima edizione, è stata lanciata la campagna «Altrimondiali», un’iniziativa di sensibilizzazione di CoLomba, associazione che riunisce un centinaio di ong che hanno sede in Lombardia. In occasione della premiazione Eto’ ha risposto alle domande della giornalista di Vita non profit magazine. L’intervista è sul numero di Vita in edicola questa settimana, che gentilmente anticipiamo.
Samuel, i Mondiali saranno un’occasione anche per l’Africa?
L’occasione che ha l’Africa è dimostrare che siamo capaci di organizzare un evento importante come i campionati mondiali di calcio. Sarà il Mondiale migliore giocato fino ad oggi.
Leggi tutto: Eto'o: Vi racconto la mia "fortuna"e l'aiuto ai bambini nei carceri del Camerun
Negli ultimi decenni si è assistito a tutta una serie di sgradevoli eventi che hanno sconvolto il mondo del ciclismo nostrano e internazionale. Squalifiche a corridori professionisti per periodi più o meno lunghi, gare già vinte e annullate, arresti e tant’altro, si sono susseguiti e piombati sul mondo del ciclismo e come unico denominatore hanno avuto il doping, rendendo questo spettacolare sport una ridicola “messinscena” e allontanando migliaia di fans. Il doping è una grave malattia che affligge questo sport e proprio non vuole saperne di scomparire a causa di un semplice ma fondamentale e sconcertante fatto: ovvero è un virus che affligge in maniera diretta la radice di questo sport, i giovani.
Tanti infatti sono quei giovani appassionati di questo sport che non appena si apprestano ad affacciarsi nel panorama di rilievo si trovano di fronte direttori tecnici e preparatori atletici, che per seguire le “esigenze” degli sponsor e degli affari, inducono i loro corridori a doparsi per migliorare le prestazioni e raggiungere artificialmente determinati obiettivi.
Ha il mondo ai suoi piedi e lo ha anche stretto fra le mani, alzando la Coppa a Berlino 2006. Ma quando ti scruta con quegli occhi scuri come il mare di notte a Schiavonea (il paese dove è nato 31 anni fa) ti accorgi che Gennaro Gattuso è rimasto se stesso, il figlio del figlio di “Mastro Lino”. Il ragazzo di Calabria, tutto cuore e ringhi, che si spaccava i piedi sulle pietre della spiaggia nelle infinite sfide a pallone con quelle simpatiche canaglie di “Capa d'Acciaio” e “Uomo tigre”.
Gli amici d'infanzia che Rino ritrova ogni estate nella sua Schiavonea dove sta per realizzare un sogno: un campo di calcio...
Calciatori, esempio di vita vissuta con pienezza. Non sto parlando di uno stereotipo appartenuto agli anni '60, quando Giacinto Facchetti apprendeva l'arte del pallone in parrocchia e da lì usciva non solo con il bagaglio tecnico del "nuovo terzino" ma anche con quello umano, la cui prova sono i quattro figli e il senso della famiglia che gli appartenevano; né mi riferisco a Bearzot, l'allenatore che portò l'Italia alla vittoria del Mondiale nel 1982, grande non solo nella professione ma anche nella fede.
Febbre pre-olimpica ormai allo stato convulsivo. Media in fibrillazione: di rigore il logo dei Giochi contrassegnato dal numero di giorni mancanti all’apertura della manifestazione a fare da cornice ad articoli cartacei o telematici, trasmissioni tv in merito all’evento sportivo per eccellenza. Eccitazione palese sui volti dei vari cinesi intervistati, quotidianamente, dagli inviati delle nostre emittenti. Opinioni euforiche, entusiaste, ma come non segnalare parimenti le pur giustificate critiche e obiezioni di coloro che senza remore si mostrano scettici, se non, addirittura, intimoriti di fronte ad un avvenimento di tale portata?
Divertente, diretta, chiara. E' l'intervista a Fabio Capello, concessa a Studi Cattolici e pubblicata nel numero di maggio 2008. Leggiamola su Cogitoetvolo...
«Chiariamo subito che non sono un bigotto». Parte all’attacco Fabio Capello. Che notoriamente non scherza coi fanti, lascia stare i santi e mantiene le distanze da giornalisti e giocatori. Ma già essere qui a parlare di una faccenda maledettamente privata come la religione con l’allenatore italiano che...
Leggi tutto: La fede del mister. Colloquio con Fabio Capello
Probabilmente non tutti sanno che la famosa Elex (Eleonora Abbagnato), sorella, ne “il 7 e l’8”, di Tommaso (Salvo Ficarra), non è una aspirante attrice o una semplice comparsa, bensì una ballerina professionista, riconosciuta a livello internazionale: è infatti “première dansuese” (prima ballerina) dell’Opera di Parigi sin dal 2001.
Eleonora nasce proprio a Palermo con il sogno, sin da tenera età, di diventare una ballerina, e fino ad ora nessuno gliel’ha impedito.
Così lei ha sintetizzato, in un’intervista, la strada percorsa prima di...
«Perdente non è chi arriva ultimo in una gara, ma chi si siede e sta a guardare!».
Letta così, senza una precisa contestualizzazione, la frase sopra riportata potrebbe essere facilmente riferita, con molta diffidenza e poco interesse, ad un atleta dal valore discutibile, il quale cerca di giustificare i propri insuccessi agonistici con spicciola filosofia del tipo: ciò che conta non è vincere, ma partecipare. Se poi il giornalista di turno ti viene a comunicare che...
Mi sembra utile presentarvi alcuni stralci di un articolo pubblicato sulla Gazzetta dello Sport lo scorso 12 dicembre. Parla di uno che, secondo me, è tra i migliori allenatori in circolazione. E dall’articolo, si intuisce anche il motivo…
Mister Fabio parte da Pieris (Gorizia), 1958. Il papà, maestro elementare del paese, lo porta a Ferrara, in prova alla Spal. Fabio ha 12 anni, è magro e alto. “Suo figlio ha discrete qualità, se continua, lo fa con noi della Spal”. Nella Spal inizia la sua avventura...
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