Il neopresidente di giuria, Luca Bernabei: nel cinema solo il conflitto, nella fiction tivù solo i nuclei allargati. E’ ora di raccontare il “per sempre”.
Curriculum doc per il nuovo presidente di giuria del Festival, Luca Bernabei. Sposato da 15 anni, padre di 5 figli dai 2 ai 12 anni e direttore dal 2002 della società Lux Vide fondata nel ‘92 dal padre Ettore con lo scopo di produrre programmi televisivi di alto valore artistico e culturale e destinati a un pubblico familiare. Fiction che hanno segnato la storia della televisione italiana degli ultimi vent’anni, dalla serie sulla Bibbia a Don Matteo. Luca Bernabei non nasconde la soddisfazione di presiedere «un’iniziativa che pone l’attenzione sul cinema che parla di famiglia, in modo sano e con un pensiero profondo capace di proteggerla e divertirla”.
La terza edizione del Fiuggi Family Festival indaga il tema della costruzione della famiglia: dalla magia iniziale alla complessità quotidiana. Come la racconta il cinema?
Nella vita familiare ci sono momenti complessi, come in ogni esperienza della vita. Il problema è che al cinema nessuno ti racconta che quei momenti possono essere superati. Immagino che non sia facile farlo per uno sceneggiatore, perché il conflitto genera più emozioni e la ricomposizione del conflitto è invece vista come noiosa. Però…
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Pete Docter, con John Lasseter, è stato premiato alla Mostra di Venezia, insieme a tutta la factory Pixar, con il Leone d’oro alla carriera. Al regista di Up abbiamo rivolto alcune domande.
Com’è nata l’idea di Up?
Io e il coregista Bob Peterson abbiamo iniziato a riflettere in maniera ironica sul personaggio di un “anziano signore”, come quelli che abbiamo amato nei fumetti di George Booth, un magnifico tipo alla Spencer Tracy e Walter Matthau: personaggi burberi che non possiamo evitare di amare.
Quanto incide nei vostri film, e quindi anche in Up, l’esperienza personale?
I film Pixar riflettono sempre la gente che li fa: rivelano chi sei, come nella pittura. Quindi si vede Brad Bird negli Incredibili e me in questo film, nel senso che ho messo nel personaggio di Carl molto anche di mio nonno oltre che dei grandi attori citati...
Leggi tutto: Così alla Pixar costruiamo i capolavori dell’animazione
Due pellicole di successo. Due coppie di attori. Un pokerdi stelle che ha fatto breccia nella simpatia e nel cuore di milioni di fan. La prima - Twilight di Catherine Hardwicke -ha emozionato schiere di romantiche teenager, rapite dalle schermaglie amorose tra il vampiro Edward (Robert Pattinson) e la dolce Bella (Kristen Stewart).
La seconda - Star Trek di Jeffrey Jacob Abrams - ha acceso negli spettatori il desiderio di vivere un’amicizia indistruttibile e leale come quella che lega il capitano Kirk (Chris Pine) e il vulcaniano Mr. Spock (Zachary Quinto).
C&V riporta un articolo di Mondo Erre che li ha incontrati per ripercorrere con loro i primi passi nel mondo dorato dello spettacolo e indagarne sogni, desideri e curiosità.
Robert, vampiro gentiluomo
Fisico da atleta, ciuffo ribelle, sguardo che trafigge il cuore, a ventitré anni Robert Pattinson è il vampiro più amato del grande schermo. La sua carriera inizia nel 2001 - a soli quindici anni - come attore teatrale nella compagnia del Teatro Barnes di Londra. Tre anni dopo tenta la carriera cinematografica.
«Io credo che Dio ci abbia creati perché ci vuole felici. E la comicità è la cosa che più si avvicina su questa terra alla felicità » . Giacomo Poretti lo sa bene, perché con gli amici Aldo Baglio e Giovanni Storti di gente ne ha resa felice perlomeno per qualche minuto tanta. Sia travestito da circense bulgaro, da martellante Tafazzi o da avvoltoio, «Giacomino» con gli altri del trio ha proposto una comicità semplice e pulita che ha sbancato spesso l'auditel in tv e il botteghino a teatro e al cinema.
«Giacomino» guarda con una luce speciale negli occhi e un sorriso sornione dietro ai baffetti sottili. Sinora, con grande discrezione, ha sempre evitato di parlare del suo percorso di fede. « Il mio è stato un percorso di riavvicinamento alla Chiesa dopo un esodo durato anni...
Vi propongo un interessante intervista a Tonino Accolla, la voce italiana di Homer Simpson ma anche di Eddie Murphy, Tom Hanks, Jim Carrey... Mi sembrano interessanti le considerazioni che fa sulla sceneggiatura, sul livello del cinema italiano, sull'importanza di fare teatro.
Eccovi alcune parti dell'intervista, la versione integrale la trovate nel numero di Novembre 2007 di Dimensioni Nuove.



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