Martedì 07 Settembre 2010
Scritto da Laura Cocita Lunedì 23 Agosto 2010 00:00
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Dopo tanti anni di lotte e battaglie condotte per la parificazione dei sessi in ambito lavorativo ci si è resi conto che i soldi e la carriera non fanno la felicità, soprattutto per le donne. Strano, ma vero! Tutti presi dal turbinio della vita, da una ricerca di maggiore benessere economico, ci siamo dimenticati in cosa consista la vera felicità, la sola che riesca ad appagare realmente l’uomo (e la donna).

Un numero sempre maggiore di donne frequenta la scuola e l’università, riesce a raggiungere posti di lavoro appaganti, visibilità, posti di notevole peso, ma nonostante tutto si avverte un generico stato di non benessere. La felicità delle donne è diminuita notevolmente in tutto il mondo. Perché?

Leggi tutto: I soldi e il successo fanno la felicità?

Scritto da Fabrizio Margiotta Giovedì 27 Maggio 2010 00:00
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Chi è un eroe? Noi, cresciuti (si spera) nel mito di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Don Pino Puglisi, Rosario Livatino, Libero Grassi, Giuseppe Fava, ci chiediamo oggi chi siano i veri eroi. Perché mai? Ho nominato persone che sono morte per la libertà, per la giustizia, per l’amore e la dedizione nel loro lavoro, nella loro missione. Ho nominato dei martiri, veri e propri testimoni di come dovrebbe essere vissuta la vita di ciascuno di noi. Ho nominato degli eroi.

Alla domanda “chi è un eroe?”, quindi, la risposta è spontanea: l’eroe è una persona pronta a dare la vita per valori positivi, per ideali condivisibili, eterni, ma non ancora realizzati. Perché, dunque, qualcuno oggi si ostina a storpiare questa definizione? Perché si continua a pensare che l’eroe debba necessariamente morire per diventare tale? Se pensiamo che l’eroe sia ontologicamente qualcuno destinato alla morte, perché abbiamo bisogno di eroi? Solo il sacrificio estremo può suggellare la vita di un eroe?

Se considerassimo la figura dell’eroe in questa prospettiva, nessuno avrebbe mai l’interesse a vivere le proprie virtù e a realizzare i propri ideali, anzi il termine stesso si gonfierebbe di ambiguità, designando una persona fuori dalla norma, fuori dalla nostra portata, eccezionale. Abbiamo usato il condizionale, ma di fatto è quello che succede oggi: abbiamo frainteso l’eroismo. Per spiegare meglio questo concetto voglio portare alla vostra attenzione un esempio eclatante: Roberto Saviano. Sì, proprio lui, l’autore del chiaccherato Gomorra, un libro che con la sua pesantissima accusa al clan dei Casalesi, ha attirato critiche, applausi, ma soprattutto minacce. Sì, perché dal 2006 Saviano vive con la scorta. Non può muoversi senza che qualcuno gli copra le spalle, neanche per andare a prendere un caffè al bar.

Leggi tutto: Gli eroi

Scritto da Francesco Semeraro Giovedì 20 Maggio 2010 00:00
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Sono tantissime le campagne ateo-agnostiche negli ultimi tempi, passando dalle più palesi, come quella che voleva la scritta “La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno” sugli autobus genovesi, alle più dibattute come quella contro il controcifisso, a quelle più ridicole e originali come quella dello “sbattesimo”. Con questa, in particolare,  si incitano soprattutto i soggetti più deboli, magari i più giovani, ad attuare le pratiche per la cancellazione dei dati relativi al proprio percorso spirituale nella propria parrocchia,  in modo da rendere notoriamente pubblico il  proprio allontanamento dalla fede.

I committenti di queste campagne non possono che essere loro, gli esponenti della UAAR, l’unione degli atei e degli agnostici razionalisti. Essi accusano profondamente le istituzioni religiose di promuovere l’ignoranza tra la gente e la discriminazione sociale tra chi si rispecchia in un altro credo o in un’altra posizione.

Al contrario, essi, contando sulla razionalità,  possono garantire l’uguaglianza. Ma in che modo?

Leggi tutto: L'uomo può vivere senza Dio?

Scritto da Alessandra Olivari Sabato 08 Maggio 2010 00:00
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Chi vive in città italiane dove c'è la metropolitana, sa bene che la cosa più normale è trovarsi non solo in mezzo a tanta gente accalcata, ma anche a musicanti di ogni genere e tipo. Inizialmente credevo fossero solo alcuni di origine dell'Europa dell'est, che cantavano, o tentavano di cantare, canzoni italiane o addirittura romane... mentre ultimamente il fenomeno sta cambiando. Credo nell'arco di non più di due settimane d'aver visto un cambiamento enorme. Forse le persone hanno capito che con l'elemosina si può "far soldi" (?), forse non hanno nulla da perdere (cosa cui non credo: tutti abbiamo qualcosa da perdere, anche "solo" la dignità di esseri umani), forse sono in preda alla disperazione...

Il primo giorno ho visto un ragazzio mio coetaneo. Cantava qualche canzone inglese, facilmente orecchiabile e nota a tutti, che ora non ricordo. Ben vestito, curato, faccia pulita. Bazzicava tra i treni con la chitarra in spalla mentre cantava, e lo guardavo incuriosita e quasi fiera, pensando al coraggio che aveva nell'allenarsi a suonare davanti a tutti e chiunque solo per il gusto di farlo, senza vergogna. Ma alla fine della canzone mi ha lasciato senza parole: lui stesso, quel ragazzo ben vestito e curato, passa per chiedere soldi, spicci. Mi colpisce: come mai? Che succederà a questo ragazzo? Perchè arriva a questa sorta di umiliazione, davanti a tutti, in una grande città, tra una metro e l'altra, suonando e cantando per pochi spicci?

Leggi tutto: Musicanti in metro

Scritto da Maria Ausilia Napoli Spatafora Giovedì 29 Aprile 2010 00:00
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C’è chi imbratta le panchine e le pensiline alla fermata del bus, chi “firma” i muri e i portoni delle case e chi scambia i vetri della metropolitana per un quadro naif. Molti allungano i piedi sui sedili dei mezzi pubblici per potersi meglio stravaccare, essendo nati stanchi. Altri ancora sfondano gli orecchi dei vicini infarcendo il discorso con parolacce e frasi da un underground.

Quando si trovano insieme, in coppia o più facilmente in gruppo, tanti ragazzi e ragazze sembrano a fare a gara a chi è più maleducato. Poco importa se le loro “bravate” infastidiscono altre persone. E se qualcuno osa protestare, il minimo rischia di incassare il “resto” di titoli e di finire a quel paese…

I “protagonisti” chiamano le loro bravate con il nome di libertà che tradotto nel loro linguaggio vuol dire “fare ciò che pare e piace”.

I ragazzi bene-educati, per fortuna, sono ancora in circolazione. Si distinguono quando...

Leggi tutto: Maleducazione: perchè?

Scritto da Ilde Capizzi Martedì 27 Aprile 2010 00:00
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Così sentenziava Madame Coco Chanel, icona della moda femminile del Novecento, che si incarnava nei vestiti per donne eleganti e moderne.
Non si sa di preciso quando sia nata la moda. Però, si sa come, e anche perché: in una società, c’è sempre qualcuno che, per il proprio gusto e la propria eleganza, fa moda.

Per esempio, nella Roma d’età augustea, a dettare legge erano le Giuliae, moglie, figlie e zie dell’imperatore Ottaviano; nel Medioevo, invece, solo ai nobili era consentito indossare abiti dai colori sgargianti ed erano, comunque, sempre le mogli dei ricchi feudatari a imporre il proprio modo di vestire alle altre. Ma è nel corso dell’Umanesimo e del Rinascimento che la moda raggiunge il proprio culmine: le donne si sbizzarrivano tra diverse stoffe, innumerevoli colori, a seconda non solo del ceto sociale, ma anche e soprattutto della provenienza: famosi gli abiti veneziani, per le loro preziose stoffe e complicate architetture, ancora oggi ammirati in occasione del carnevali di Venezia; celeberrimi i tessuti delle Fiandre, prodotti con il filo di Fiandra; diffusissime le gonne scozzesi, molto diverse dal kilt che immaginiamo come emblema del vestiario scozzese, indossate dalle regine e dalle dame di corte, molto costose, perché prodotte con l’ancora molto ricercata lana Cashmire.

Leggi tutto: La moda passa, lo stile resta

Scritto da Ilde Capizzi Martedì 20 Aprile 2010 00:00
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Ormai quella degli SMS è una realtà assodata tra noi giovani. Numerose sono le offerte delle compagnie telefoniche, che “regalano” messaggi al prezzo di pochi euro. E ancora di più sono i neologismi creati dai giovani, che, per messaggi, sembrano parlare una lingua diversa.

I messaggi, nati come modalità di comunicazione veloce, nel corso di meno di un decennio, si sono trasformati in una ragione di vita: non servono più solo per comunicare cose di poca importanza, ma hanno surclassato la più classica, ma meno moderna, telefonata e la più umana conversazione vis-à-vis.

Il testo del messaggio non è più solo:"Ci vediamo a casa mia alle 19:00", ma è qualcosa di più simile a: "Ciao... Senti t vlv dire k t amo da 1 vita e spero sl k nn te la prenda a male (=Ciao... Senti, ti volevo dire che ti amo da una vita e spero solo che non te la prenda a male)".

Se da un lato, il messaggio rappresenta quindi un vantaggio, in quanto si è meno goffi o impacciati, dall’altro si perde quel sano e tanto umano rossore che rendeva più veritiero il "ti amo", sostituito dall’atono riflesso sul viso della luce del cellulare. Il rossore rendeva le parole più coraggiose e rendeva veramente temerario chi riusciva a pronunciarle.

Leggi tutto: L'amore al tempo degli SMS

Scritto da Francesco Di Maria Martedì 30 Marzo 2010 00:00
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Allargare i propri orizzonti: oggi è quanto mai necessario, soprattutto in un mondo globalizzato che ha visto, ormai da un trentennio, l’apertura dei mercati con il conseguente annullamento delle frontiere. E’ necessario pertanto acquisire nuovi modi di pensare, anche se il fenomeno della globalizzazione è ancora in atto e non sappiamo dove potrà portarci.

Tuttavia è quanto mai fondamentale rinnovarsi per comprendere il tipo di società in cui viviamo e il ruolo che dobbiamo svolgere, proprio perché oggi si parla di visione globale della realtà. Non è quindi sufficiente essere cittadini del mondo, come si credeva in passato.

Oggi nel XXI secolo, viene chiesto, soprattutto a noi giovani, di comprendere la realtà ed essere a lei contemporanea, proprio per progettare a partire dal presente il futuro, non solo nostro, ma dell’intera società. Quindi l’obiettivo di allargare i propri orizzonti passa in secondo piano, ma resta uno degli obiettivi da conseguire nella propria vita.

Leggi tutto: Noi, cittadini del mondo o cittadini globalizzati?

Scritto da Alessandro Cristofari Sabato 20 Marzo 2010 00:00
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L’adolescenza è l’età nella quale ci si fanno domande importanti, si cercano i valori e si ha fame di figure credibili.
L’adolescenza è fatta di alti e bassi.
L’adolescenza è sentirsi grandi.
L’adolescenza è l’età dei sogni.
L’adolescenza è tempo di speranze e progetti.
L’adolescenza è un periodo per costruire un futuro che un domani possa lasciare traccia.
L’adolescenza è la fase in cui si maturano scelte decisive per il resto della vita.
L’adolescenza è un “momento”che lascia spazio a quell’irrefrenabile voglia di fare.
L’adolescenza è il bisogno di essere ascoltati e allo stesso tempo sentirsi incompresi.
L’adolescenza è fatta di ribellioni…

È  ben noto che a questa età ci si allontana dai genitori, ai quali non è più dato sapere nulla di cosa passa per la testa e per il cuore dei loro figli che si ribellano alle ingerenze e intromissioni dei genitori nella loro vita. E…accade poi che c’è un continuo alternarsi, da parte degli adulti, di paura e di comprensione, di durezza e dolcezza, di rabbia e affetto. Il tutto in un calderone in cui bolle a fuoco molto alto una brodaglia indistinta che i grandi in affanno sperano cambi quanto prima, consolandosi con la solita frase, conosciuta per i più: “è normale, ci siamo passati tutti” oppure “gli passerà”.

Leggi tutto: Faccio quello che mi pare

Scritto da Alessandra Olivari Martedì 09 Marzo 2010 00:00
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altC’è una sottile linea d’ombra che separa l’età infantile da quella adulta, l’età dei sognatori illusi da quella dei sognatori felicemente realisti. Quella sottile linea d’ombra che si chiama, tra le altre cose, responsabilità. Mi colpisce, perché è un tema che ritorna.

La linea d’ombra di Conrad parla proprio di questo: un marinaio che viene posto di fronte alla possibilità di prendere possesso di una nave e guidarla, lui, alla mèta, lui solo. Non più aiutante, non più secondo ad altri, ora deve essere lui il protagonista: “Una nave! La mia nave! Era mia, assolutamente mia per possesso e cura più di qualsiasi altra cosa al mondo. Era là che aspettava me, ammaliata, incapace di muoversi, di vivere, di uscire nel mondo, come una principessa stregata”.

Quella nave è metafora della nostra vita. Ma torniamo al marinaio e alla sua storia, poiché deve essere lui  ad affrontare bonaccia o tempesta, buona o cattiva sorte – ed è proprio la cattiva sorte che accompagna la sua nave con una maledizione: tutta la truppa morirà eccezion fatta per lui e il cuoco di bordo, ma riuscirà a conquistare la crescita, l’età adulta attraversando in una sorta di sospensione, una vita in mare aperto, una condanna alla febbre gialla, mille prove. Nulla gli verrà risparmiato, ed è così: la vita non ti risparmia niente, non edulcora la pillola, te la presenta in tutta la sua crudezza. Sono i tuoi occhi a leggerla con cinismo o con dolcezza, con maturità o coi capricci. Sei tu a decidere.

Leggi tutto: Crescere...?

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