Martedì 07 Settembre 2010
Scritto da Elisa Bonaventura Martedì 09 Febbraio 2010 00:00
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3° classificato del concorso Una storia per la vita - 2010

Non una parola, né un gesto. Solo uno sguardo. Uno sguardo limpido, penetrante, implorante. “Aiutami!”, mi diceva. E io non avevo fatto nulla. Guardavo quello sguardo limpido, penetrante, implorante, che si allontanava lentamente … Quello sguardo aveva un nome. Si chiamava Amir. Aveva anche una storia. Una storia lunga, sofferta, terribile. Una storia fatta di sogni puerili infranti, di povertà, di miseria, di viaggi rocamboleschi verso l’Europa, verso  quel continente fatto di palazzi scintillanti e auto di lusso, verso quella terra di libertà e di giustizia, di apparente progresso e civiltà.

Quello sguardo puro, cristallino, che aveva visto morire ad uno ad uno i suoi fratelli, che aveva visto il viso della madre sparire lentamente e confondersi con la stoffa bianca dello chador, aveva deciso di cambiare vita. Effettivamente c’era riuscito. I suoi occhi non si soffermavano più sulla miseria arida della sua terra, ma su quella, ben mascherata, di lurido sobborgo suburbano italiano. Fu lì che lo incontrai, semisdraiato per terra, che chiedeva l’elemosina. Il suo sguardo incontrò il mio. I suoi occhi impressero il fuoco sulla mia pelle.

Leggi tutto: La povertà è la mia vita

Scritto da Francesco Ferrara Lunedì 08 Febbraio 2010 00:00
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2° classificato del concorso Una storia per la vita - 2010

Tace senza nome il corpo senza vita
di un povero figliuolo del secolo ventuno,
venuto al mondo appena prima di partire
di fronte a quella culla che mai si riempirà.

Tace tra la turba il grido straziante
di una madre africana, che stringe tra le amorose braccia
il triste feto del bimbo che non ce l’ha fatta,
già mangiato dalla fame, ora giace derelitto tra gli insetti.

Tace nella barella di un confuso ospedale
il povero malato cui solo restano i sofferenti occhi
per esprimere il muto dolore che solitudine
più che malattia procura, sentiero che a morte certa porta.

Leggi tutto: Tace

Scritto da Fabrizio Margiotta Domenica 07 Febbraio 2010 00:00
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1° classificato del concorso Una storia per la vita - 2010

Ogni uomo che si rispetti tiene in tasca le chiavi di casa sua. Sono le chiavi dei suoi affetti, della serenità e della pace del focolare domestico, ma anche dei suoi affanni quotidiani e della dolce fatica di tornare ogni sera sfinito dal lavoro, ma con un tozzo di pane tra le mani. Se è vero che un uomo è sempre uomo, anche senza chiavi, è altrettanto vero che la vita è fatta di tanti piccoli gesti e abitudini che, pur nella loro umiltà, si rivestono spesso di una sottile patina di epicità.

Tra poco nascerà Khaled. Aspetto questo figlio con ansia ed emozione. Cosa faremo io e Asiya? Basterà un tozzo di pane quando tornerò dal lavoro? Ormai perdo le notti ad immaginare il piccolo Khaled…avrà gli occhioni di sua madre e il suo naso appena accennato? Avrà il mio mento marcato e la fronte alta? Voglio che da grande diventi un personaggio importante, magari un medico. Voglio che sia apprezzato da tutti e non sia costretto a rompersi la schiena trasportando spezie al mercato. Voglio che non sia come me e non abbia la mia stessa sfortuna. Dovrà andarsene da qui un giorno e, chissà, magari tra molti anni saremo finalmente liberi di andare dove vogliamo, senza rendere conto a nessuno, senza aspettare il permesso. Magari tra molti anni non avremo più quel dannato muro che taglia in due la nostra casa e potremmo tornare nel nostro piccolo nido. Inshallah.

Leggi tutto: Colei che tende verso i deboli e li solleva

Scritto da Alessandra Olivari Martedì 29 Dicembre 2009 00:00
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Lui e lei. Non il contrario, perché è lui a parlare vispo. Chiacchierano in inglese come fossero da sempre amici, anche se forse non li unisce il tempo ma la provenienza. Pelle scura, loquaci e grandi occhi neri, folte sopracciglia. Lui: un berretto bianco per proteggersi dal vento di questi giorni. Lei: bellissimi capelli sciolti, lucenti, da pubblicità dello shampoo. Li copre col cappuccio della giacca azzurra tirato su e ascolta il racconto di lui: “by then I didn’t have the bus ticket with me ‘coz my mother…”. Annuisce.
Sembravano un’entità a sé nella variegatissima flora e fauna che presenta la metro alle otto e mezza di mattina. Non si accorgono di tutto quanto accade attorno a loro, totalmente assortiti non tanto dai loro discorsi quanto dall’innocua pacatezza della loro età che si affaccia ai primi veri segreti e in particolare al primissimo batticuore per l’altro. Non provano imbarazzo come noi: ridono e parlano in attesa d’arrivare a sentire la campanella.

Leggi tutto: Lui e lei

Scritto da Miran Iku Venerdì 30 Ottobre 2009 00:00
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- Attento!
Nonostante l'avvertimento Chuck non poté evitare di andare a sbattere contro una mensola troppo bassa.
La ragazzina gli fu accanto in un baleno, gli posò la mano sulla fronte e sussurrò qualcosa. Subito il dolore sembrò svanire, e il ragazzo guardò la misteriosa guaritrice con occhi indagatori.
- Puoi anche curare le ferite?
Lei rise, mordicchiando una delle sue innumerevoli treccine bionde.
- No, ma posso regalarti la fortuna di aver preso una botta molto leggera.
Chuck si massaggiò la fronte, tutt'altro che convinto, e lanciò un'occhiata alla mensola incriminata. Su di essa si affollava una mezza dozzina di boccette di vetro, ciascuna piena di brillantini di un diverso colore, una manciata di nastri di seta e alcune piume.
- Sono vere?
La ragazzina sorrise, allargò le braccia e gli improvvisò una serie di piroette attorno.
- Certo che sono vere. Qui è tutto vero!

Leggi tutto: Luckless

Scritto da Raffaele Li Voti Mercoledì 01 Luglio 2009 00:00
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Andrea Mazzoleni era un famoso avvocato. Apparteneva all'alta borghesia cittadina e, appena uscito dall' università, si era trovato a dirigere l'ufficio legale del padre. Era una persona seria e molto rispettata.
Il vocabolario che riusciva ad usare con la sua segretaria (la sua collaboratrice più stretta) spaziava dal “buongiorno”, al “quali sono gli appuntamenti” per finire con un “arrivederci”. Chi lo conosceva poteva dire che ormai, all'età di quarant'anni, era un uomo freddo e distaccato, che parlava il minimo indispensabile e anche meno.
In realtà, però, il problema di Andrea era un altro. Non era nato negli anni della rivoluzione di MSN o di Facebook, ma da quando li aveva conosciuti...

Leggi tutto: Dieci anni da recuperare

Scritto da Giacomo Cocita Mercoledì 24 Giugno 2009 14:44
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- Shh! –
- Che succede? –
Un continuo battere di dita sul portatile sulla scrivania.
“È arrivato un messaggio. È arrivato un messaggio”. La vocina robotica del cellulare si fece sentire dall'oscurità della tasca anteriore dei blue-jeans.
- Zitto! –
- Dov'è il problema? –
Una schermata gli si aprì davanti: “hai quattro nuovi messaggi sulla bacheca”.
- Non me ne importa nulla. ...

Leggi tutto: Finalmente silenzio...

Scritto da Fabrizio Margiotta Giovedì 05 Febbraio 2009 00:00
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3° classificato del concorso Una storia per la vita

Nella stanza di Federico, nulla sembra essere cambiato. Gli attimi scorrono via, seguendo la solita agonia di ogni giorno, danzando lentamente verso quella luce di sole tiepido che penetra timidamente dalla finestra, vincendo a malapena le tende. Nulla cambia.
E cosa dovrebbe cambiare? I volti della gente intorno al letto di Federico sono vuoti, senz'anima, senza speranza. Parenti e amici seguono bene il rituale, si affollano in processioni prive di senso...

Leggi tutto: Cuore di madre

Scritto da Fabrizio Venanzoni Martedì 03 Febbraio 2009 00:00
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2° classificato del concorso Una storia per la vita

Era una piovosa serata di novembre. Smith si accese una sigaretta, l'ennesima…
Le dita smisero di battere sulla tastiera del PC. Mancavano pochi minuti a mezzanotte e Giovanni quella sera proprio non riusciva a scrivere, consapevole comunque di essere già in ritardo con il suo odiato editore, al quale doveva consegnare un romanzo entro due mesi. La tazzina di caffè sulla scrivania era vuota: era il quarto che beveva quel giorno.

Leggi tutto: Un nuovo capitolo

Scritto da Gianluca Furnari Domenica 01 Febbraio 2009 00:00
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1° classificato del concorso Una storia per la vita

All'ora del tè, quando i miei genitori discorrevano in salotto di fronte alle tazze ancora fumanti, salivo di premura in camera mia, trascinavo la sedia sotto la finestra, vi montavo sopra e guardavo attraverso i vetri i bambini del vicinato rincorrersi per la Heriot Row, mentre il vento sollevava le foglie e la polvere in piccoli vortici fruscianti. Udivo le loro risate argentine sfumare nell'inquieta aria d'autunno. Spesso mi convincevo di essere lì con loro, a far festa e vociare tra il grigio dei palazzi e delle inferriate. Ogni svago mi era precluso...

Leggi tutto: Tusitala