Venerdì 10 Settembre 2010
Scritto da Cogitoetvolo Mercoledì 03 Febbraio 2010 00:00
PDFStampaE-mail
Vota l'articolo e facci sapere quanto ti è piaciuto

Questo articolo è stato votato 4 volte ed ha una media di 4.75 su un totale di 5

Il piccolo Hans aveva moltissimi amici, ma l’amico più devoto di tutti era il grosso Hugh, il Mugnaio. E veramente il ricco Mugnaio era così devoto al piccolo Hans, che non passava mai vicino al suo giardino senza chinarsi sul muro e cogliersi un bel mazzolino profumato, o una manciata di erbe dolci, o senza riempirsi le tasche di susine e ciliegie se era la stagione della frutta.
“I veri amici dovrebbero avere tutto in comune”, era solito dire il Mugnaio, e il piccolo Hans annuiva e sorrideva, e si sentiva fierissimo di avere un amico dalle idee così nobili.

A volte, per la verità, i vicini trovavano strano che il ricco Mugnaio non desse mai niente in cambio al piccolo Hans, benché avesse cento sacchi di farina messi via nel suo mulino, e sei mucche da latte, e un grande gregge di pecore lanose; ma Hans non badava a queste cose, e nulla gli dava maggior piacere dell’ascoltare tutte le cose meravigliose che il Mugnaio soleva dire sull’altruismo della vera amicizia. Così il piccolo Hans lavorava nel suo giardino. Durante la primavera, l’estate e l’autunno era molto felice, ma quando veniva l’inverno, e non aveva frutta né fiori da portare al mercato, pativa il freddo e la fame, e spesso doveva andare a letto senz’altra cena che qualche pera secca o qualche nocciolina. Durante l’inverno era inoltre estremamente solo, dato che allora il Mugnaio non lo veniva mai a trovare.

Leggi tutto: L'amico devoto (Oscar Wilde)

Scritto da Alessandra Olivari Venerdì 15 Gennaio 2010 00:00
PDFStampaE-mail
Vota l'articolo e facci sapere quanto ti è piaciuto

Questo articolo è stato votato 8 volte ed ha una media di 4.50 su un totale di 5

altVorrei che tu venissi da me in una sera d’inverno e, stretti insieme dietro i vetri, guardando la solitudine delle strade buie e gelate, ricordassimo gli inverni delle favole, dove si visse insieme senza saperlo. Per gli stessi pensieri fatati passammo infatti tu ed io, con passi timidi, insieme andammo attraverso le foreste piene di lupi, e i medesimi genii ci spianavano dai ciuffi di muschio sospesi alle torri, tra svolazzare di corvi. Insieme, senza saperlo, di là forse guardammo entrambi verso la vita misteriosa, che ci aspettava. Ivi palpitarono in noi per la prima volta pazzi e teneri desideri. “Ti ricordi?” ci diremo l’un l’altro, stringendoci dolcemente, nella calda stanza, e tu mi sorriderai fiduciosa mentre fuori daran tetro suono le lamiere scosse dal vento. Ma tu – ora mi ricordo – non conosci le favole antiche dei re senza nome, degli orchi e dei giardini stregati. Mai passasti, rapita, sotto gli alberi magici che parlano con voce umana, né battesti mai alla porta del castello deserto, né camminasti nella notte verso il lume lontano lontano, né ti addormentasti sotto le stelle d’Oriente, cullata da piroga sacra. Dietro i vetri, nella sera d’inverno, probabilmente noi rimarremmo muti, io perdendomi nelle favole morte, tu in altre cure a me ignote. Io chiederei “Ti ricordi?”, ma tu non ricorderesti.

Leggi tutto: Inviti superflui

Scritto da Alessandra Olivari Martedì 05 Gennaio 2010 00:00
PDFStampaE-mail
Vota l'articolo e facci sapere quanto ti è piaciuto

Questo articolo è stato votato 2 volte ed ha una media di 4.50 su un totale di 5

"Caro Babbo Natale,..." è un suono a molti di noi assai caro. Vivere nel sogno di ricevere regali da un individuo misterioso come lui, Gesù Bambino o la Befana e poter scrivere loro i propri desideri e le bugie su quanto si sia stati buoni durante l'anno. Non credo molti di noi abbiano conservato quelle lettere... qualcuno invece ha fatto una raccolta delle lettere di bambini di tutta Italia: eccone alcune!

Caro Babbo Natale,
 io sono un bambino povero di nome Marcello abitante in via Settecamini dopo il giornalaio. Io ho notato che intanto tu a forza di tutti uguali porti invece sempre più roba ai bambini già ricchi e sempre meno a me e Guglielmo che siamo poveri.
Perché sei così cattivo?
O forse non ti piacciono i poveri?
L’altranno tu hai portati a Ferretti Maurizio, ricco, l’astronavicella di I Men e il deltaplano con le istruzioni. E a me solo due schifezze da due lire. Allora non sei davvero molto intelligente perché devi fare al contrario a Natale chi è poco diventa molto e chi è molto per una volta sta come li altri. Non ti pare?

Leggi tutto: Caro Babbo Natale

Scritto da Guido Vassallo Sabato 10 Ottobre 2009 00:00
PDFStampaE-mail
Vota l'articolo e facci sapere quanto ti è piaciuto

Questo articolo è stato votato 7 volte ed ha una media di 4.86 su un totale di 5

Ricordo una certa signora Fidget, che morì alcuni mesi or sono. E’ sorprendente vedere come la sua famiglia, da allora, si sia rianimata. L’espressione tesa è scomparsa dal volto di suo marito; a volte lo si vede persino sorridere. Il figlio più piccolo, che consideravo una creatura scontrosa e malevola, sta ora rivelando doti di umanità. Il maggiore, che non era mai in casa, se non nei momenti che passava a letto, ora è quasi sempre là, e si è messo a risistemare il giardino. La figlia, considerata da tutti “di salute cagionevole” (anche se non ero mai riuscito a scoprire di che male soffrisse) ora prende lezioni di equitazione – il che un tempo sarebbe stato impensabile – va a ballare tutte le sere e gioca quanto vuole a tennis. Persino il cane, che non poteva uscire se non condotto al guinzaglio, ora è un ben noto membro del Club del Lampione della strada dove abitano.

Leggi tutto: Madri apprensive...

Scritto da Cogitoetvolo Giovedì 03 Settembre 2009 00:00
PDFStampaE-mail
Vota l'articolo e facci sapere quanto ti è piaciuto

Questo articolo è stato votato 5 volte ed ha una media di 4.80 su un totale di 5

Un tempo antico in un paese dell'Arabia regnava il califfo Omar, ricco e benvoluto perché era saggio. Era di larghe vedute e non si arrestava all'apparenza delle cose. Prima di esprimere dei giudizi si sforzava sempre di comprendere le relazioni e i legami che ci sono tra i fatti anche se a prima vista potevano apparire isolati e diversi. Egli era perciò rattristato per la grettezza di spirito dei suoi ministri che non vedevano più in là del loro naso.

"Va in giro per il mio regno" disse un giorno il califfo ad un servo fidato "e trova, se ti riesce, tutti gli uomini sfortunati dalla nascita che non hanno mai potuto vedere e che non hanno mai sentito parlare degli elefanti".

Leggi tutto: La storia dell'elefante

Scritto da Cogitoetvolo Giovedì 09 Luglio 2009 00:00
PDFStampaE-mail
Vota l'articolo e facci sapere quanto ti è piaciuto

Questo articolo è stato votato 1 volte ed ha una media di 5.00 su un totale di 5

Ora che lui è partito e non si farà vivo più, scomparso, cancellato via dal quadrante della vita esattamente come se fosse morto, a lei, Irene, non resta che armarsi di tutto il coraggio che una donna può chiedere a Dio e sradicare tutti i rami per cui quello sfortunato amore si è attaccato alle sue viscere. E' sempre stata una ragazza forte, Irene, questa volta non sarà da meno.
E' fatto! Meno tremendo di quanto lei pensasse; e meno lungo. Non sono passati neanche quattro mesi, ed eccola completamente liberata. Un poco più magra, più pallida, più diafana, però leggera, col languore soave della convalescenza, dentro cui già palpitano vaghe illusioni nuove.

Leggi tutto: Contro l'amore

Scritto da Cogitoetvolo Lunedì 15 Giugno 2009 00:00
PDFStampaE-mail

Un imperatore disse al rabbino Yeoshua Ben Hanania: "Vorrei tanto vedere il vostro Dio".
"È impossibile", rispose il rabbino.
"Impossibile? Allora, come posso affidare la mia vita a qualcuno che non posso vedere?".
"Mostratemi la tasca dove avete riposto l'amore per vostra moglie. E lasciate che io lo pesi, per vedere se è grande".
"Non siate sciocco. Nessuno può serbare l'amore in una tasca", rispose l'imperatore.

Leggi tutto: Credere senza vedere

Scritto da Cogitoetvolo Lunedì 18 Maggio 2009 00:00
PDFStampaE-mail
Vota l'articolo e facci sapere quanto ti è piaciuto

Questo articolo è stato votato 1 volte ed ha una media di 5.00 su un totale di 5

Ogni giorno, un contadino portava l'acqua dalla sorgente al villaggio in due grosse anfore che legava sulla groppa dell'asino, che gli trotterellava accanto.
Una delle anfore, vecchia e piena di fessure, durante il viaggio, perdeva acqua. L'altra, nuova e perfetta, conservava tutto il contenuto senza perderne neppure una goccia. L'anfora vecchia e screpolata si sentiva umiliata e inutile, tanto più che l'anfora nuova non perdeva l'occasione di far notare la sua perfezione: "Non perdo neanche una stilla d'acqua, io!".
Un mattino, la vecchia anfora si confidò con il padrone: "Lo sai...

Leggi tutto: Le due anfore

Scritto da Cogitoetvolo Giovedì 14 Maggio 2009 00:00
PDFStampaE-mail
Vota l'articolo e facci sapere quanto ti è piaciuto

Questo articolo è stato votato 4 volte ed ha una media di 5.00 su un totale di 5

Quando il sesto giorno, Dio creò l'infermiera, fu costretto a fare degli straordinari.
Un angelo disse: "Signore, state lavorando da molto a questo modello!". Il Buon Dio gli rispose: "Hai visto la lunga lista di attributi speciali scritti sull'ordinazione? Deve essere disponibile in due versioni sia come donna che come uomo, facile da disinfettare e priva di manutenzione, e non deve essere di plastica. Deve avere nervi di acciaio e una schiena molto resistente. Tuttavia deve essere esile per potersi muovere bene nei piccoli locali di servizio. Deve poter fare cinque cose alla volta, tenendo sempre una mano libera".
L'angelo scosse il capo e disse: "Sei mani, ma ciò non è possibile!"

Leggi tutto: La creazione dell'infermiera

Scritto da Cogitoetvolo Giovedì 16 Aprile 2009 00:00
PDFStampaE-mail
Vota l'articolo e facci sapere quanto ti è piaciuto

Questo articolo è stato votato 3 volte ed ha una media di 5.00 su un totale di 5

Un professore, in piedi davanti alla sua classe, prese un grosso vasetto vuoto di marmellata e cominciò a riempirlo con dei sassi di circa 3cm di diametro. Una volta fatto chiese agli studenti se il contenitore fosse pieno. Essi risposero affermativamente.
Allora il professore tirò fuori una scatola piena di piselli, li versò dentro il vasetto e lo scosse delicatamente. I piselli naturalmente si infilarono nei vuoti lasciati tra i vari sassi. Ancora una volta il professore chiese agli studenti se il vasetto fosse pieno ed essi, ancora una volta, risposero di sì.

Leggi tutto: Il professore e il vaso di marmellata

Pagina 1 di 3