«Mi manca qualcuno che mi ricordi in cosa credere, mi manca sentire qualcuno che creda nel bene ed è così triste non riuscire a credere nel bene a sedici anni». Così una lettrice del mio romanzo in una delle tante lettere che urlano: a sedici anni si può ancora credere in ciò che serve a vivere felici?
C’è una stagione dell’esistenza che chiamiamo gioventù: una volta fuggita la rimpiangiamo come età dell’oro perduta e ritrovata solo nel ricordo opportunamente edulcorato dalla memoria. I Greci lo avevano intuito drammaticamente con Titone, mortale, che per unirsi alla dea Aurora riceve il dono dell’immortalità, ma dimentica di chiedere quello dell’eterna giovinezza, sicché il dono ricevuto si trasforma in beffa e condanna: una vecchiaia prolungata all’infinito.
Il dono da chiedere agli dei non è quello dell’immortalità, ma quello della giovinezza. Molte icone del nostro tempo hanno qualcosa in comune con Titone, nel disperato tentativo di fermare il tempo cercano l’immortalità dietro un’apparente eterna giovinezza. Ma è solo questione di maquillage e le maschere prima o poi si staccano, lasciando la vita nuda e cruda a fare i conti con se stessa
Parliamo di pubblicità. Parliamo di mode. Perché tutti vanno coi pantaloni a vita bassa? Com'è che lo spritz di Padova è diventato l'aperitivo più trendy da Pordenone a Ragusa? Perché Guru? Difficile dire chi muove le leve del successo, ma fatto sta che le tendenze esistono e noi ci siamo dentro fino al collo. Ricorderete tutti l'esilarante Palermo is burning, un concentrato di mode palermitane e non solo (chi può ascoltarla 'senza peccato' scagli la prima pietra
), che nel giro di pochissime settimane è stato replicato e adattato a quasi tutte le città d'Italia (diventando a sua volta tendenza
).
Spesso, commentando il comportamento di molti giovani, le persone, forse in modo anche un po' troppo semplicistico, affermano che “i ragazzi di oggi” non hanno più valori, non hanno nulla in cui credere, non hanno nessun interesse vero all'infuori del divertimento.
Ma è davvero così?
La letteratura e la filosofia per anni hanno cercato di darci, o in alcuni casi almeno di suggerirci, un indirizzo etico, perché fin dall'antichità gli uomini hanno riconosciuto quanto sia importante vivere seguendo una condotta. Sin da quando esiste la civiltà ci si è resi conto che la nostra vita non può essere considerata un mero insieme di bisogni biologici: il nostro scopo non è semplicemente quello di mangiare per preservare la nostra sopravvivenza e per mettere la continuazione della specie umana. Ogni uomo ha innanzitutto la capacità di ragionare, di decidere cosa fare per vivere in modo felice e completo la propria esistenza e per riuscire a vivere e a stare bene insieme agli altri. È così che inevitabilmente si sviluppa in ognuno di noi il senso di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, l'idea del bene e del male.
Nel percorso della vita non siamo soli e sono proprio le persone che ci circondano ad influenzare il nostro cammino, ad indicarci le vie che potremmo seguire e che, poi inevitabilmente influenzano la scelta di quelli che saranno i nostri valori.
Schiavi di una ossessione estetica. Il mercato della medicina del benessere che, anno dopo anno aumenta il tasso di crescita!
D’altra parte quanti sono gli interventi di chirurgia plastica in Italia a cui si sottopongono pazienti tra i 18 e i 25 anni? La quota di giovani che fanno questo tipo di interventi è cresciuta nel tempo in maniera esponenziale.
Stando ai risultati di una recente indagine della Swg (2009), il cui obiettivo è stato quello di indagare la propensione delle donne verso gli interventi di chirurgia estetica, emerge un quadro non troppo entusiasmante. Sedere, pancia e fianchi sono in cima alla classifica dei difetti da correggere. Seguono le gambe poco modellate, il seno da ritoccare, la pelle e il viso.
Certamente, inutile nasconderlo, tali dati rappresentano un segno della necessità di adeguare il proprio corpo a modelli mediatici imposti.
Bandita, dunque, ogni forma di rotondità, le nuove generazioni hanno difficoltà ad accettarsi completamente per quello che sono e individuano un “pezzo” del corpo che, a loro detta, andrebbe sottoposto a restyling.
“Uno, nessuno, centomila”. Il titolo di una delle più conosciute opere di Luigi Pirandello fotografa in modo perfetto la capacità di “nascondere” la propria personalità dietro una o più maschere. Ogni giorno, quasi senza accorgercene, ne indossiamo una secondo le situazioni o le persone che si hanno davanti.
Ognuna di queste maschere viene plasmata dalle abitudini prese anno dopo anno, dalle convinzioni che ci si è fatte vivendo con gli altri, dalle “parti” che siamo chiamati a svolgere, da come ci vedono gli altri, dall’educazione ricevuta. Sono tanti altri input che vanno a formare quello che la psicologia definisce l’”Io”, conscio e inconscio, che si è formato in base alle circostanze familiari, alle esperienze fatte, alla cultura acquisita.
In questa rappresentazione che mescola la realtà con la finzione, indossare una maschera acquista significati diversi e non necessariamente negativi. Al ragazzo timido, il chiudersi in se stesso serve come una difesa, quasi fosse una tartaruga che si rifugia nel suo “guscio” ai primi segni di pericolo. La smorfiosa si comporta da antipatica perché forse non trova il “linguaggio” giusto per “parlare” con le amiche.
Cogitoetvolo è un sito laico. Non rientra nelle nostre finalità parlare di cose di chiesa, di religione, di fede, se non riguardano direttamente l'esercizio della ragione (cogito) e della libertà (volo) dei nostri lettori.
Per questo non abbiamo mai pubblicato nulla che riguardasse i continui attacchi che il Papa e la Chiesa cattolica stanno subendo ormai da molti mesi su tanti fronti.
Ma oggi non possiamo tacere. Non posso tacere, perchè mi assumo personalmente la responsabilità di questo articolo. Non posso tacere perchè io amo la verità. E anche chi frequenta questo sito ama la verità.
Per questo ieri sera, quando ho aperto il sito di un noto quotidiano nazionale, sono rimasto letteralmente sconcertato dal leggere in prima pagina, a caratteri cubitali, quello che prima o poi sarebbe avvenuto: riuscire ad incastrare il Papa, che nel 1985, quando era a capo della Congregazione per la dottrina della fede, in Vaticano, coprì l'operato di un prete pedofilo negli Stati Uniti: Il Santo Padre salvò un prete pedofilo, titola ancora oggi quel quotidiano...
Sono rimasto sconcertato. Schifato. Deluso. Non dal Papa che continua a mostrare una serenità ed una eleganza nel gestire queste vicende che probabilmente ha l'effetto di aizzare ancora di più i suoi nemici, che non riescono a scalfirlo minimamente...
Al liceo si leggono decine di novelle… e non lascia indifferenti Rosso Malpelo, scritta da Verga alla fine dell’800: non per canoni letterari particolari o per la trama avvincente, ma perché in quella storia si definisce un personaggio minchione! Quando venne scritta non serviva aggiungere molto altro alla descrizione del personaggio, perché tutti capivano chi è e cosa fa un minchione; la mia moderna antologia del liceo, però, era costretta ad aggiungere una nota in cui specificava l’utilità del termine: non è un attributo offensivo o volgare, bensì suscita compassione e distacco.
Infatti oggi la parola minchione non si può più pronunciare o scrivere… ed il guaio è che pure il suo significato è stato addirittura rovesciato, tanto da apparire come un complimento o motivo di vanto.
Il Movimento Femminista americano ha realizzato questo gioiellino coinvolgendo donne e uomini giovani e vecchi, attrici e persino Michael Moore!, per spiegare cosa significa essere femminista. Gli americani in queste operazioni sono maestri: guardate come riescono a giocare con la parola femminista eliminando l’acidità, la durezza che a volte le si attribuiscono (c’è un punto esilarante quando l’attrice dice “femminista non ha a che fare con donne che non si depilano…” si guarda le gambe e aggiunge perplessa” beh… andiamo avanti”…)
Mi piacerebbe realizzarlo anche qui da noi, per togliere un po’ di stereotipi e gabbie intorno a questa parola e renderla più umana. In fondo femminista è solo una donna o un uomo che con passione si preoccupa di far rispettare i diritti delle donne.
Si è parlato più volte di punti di riferimento, modelli che andrebbero seguiti ma fanno molto "sfigato" e modelli che vengono seguiti dalla massa, ma danno uno scarso contributo alla crescita dell'adolescente medio. Normalissimo che i ragazzi abbiano degli idoli, credo sia capitato a tutti...personaggi talmente carismatici del mondo della musica, dell'arte, della politica, da rapire la nostra attenzione fino al punto di spingerci all'emulazione. Non c'è niente di male, voglio specificarlo, ad ammirare qualcuno per le sue doti e capacità. Ma fino a che punto è opportuno che si spinga questa sete di emulazione?
E' la domanda a cui voglio rispondere con questo articolo. Provo a farlo con degli esempi. Prendiamo il mondo della musica...Janis Joplin, Jimi Hendrix, Jim Morrison, John Bonham... quattro nomi accomunati non solo dalla grande bravura tecnica ed espressiva, ma anche dalla sorte funesta. I primi tre hanno perso la vita a soli 27 anni, il quarto a 32. Cambia poco... si tratta di casi di "suicidio accidentale" per abuso di droghe, psicofarmaci, alcool ed evito particolari raccapriccianti a riguardo.
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