LONDRA — Per tre settimane i medici dell'ospedale Addenbrooke, a Cambridge, le avevano provate tutte. Richard Rudd, coinvolto il 23 ottobre 2009 in un grave incidente motociclistico, non reagiva alle cure e alla stimolazioni. Paralizzato a letto, i monitor non davano segnali di attività cerebrali. Una linea piatta. Quell’uomo di 43 anni era, o appariva, clinicamente morto. Con le lacrime agli occhi, il papà di nome pure lui Richard e i familiari avevano allora chiesto ai sanitari di staccare la spina.
Una scelta drammatica ma nei limiti della legge britannica sull'eutanasia. Lo stesso Richard junior, quando ancora, parlava, lavorava, rideva e discuteva con gli amici, con la nuova fidanzata e con le due figlie, la diciottenne Charlotte e la quattordicenne Bethan, lo aveva più volte detto che se mai si fosse ritrovato in una situazione di incoscienza totale, di infermità, di mente spenta e di insensibilità assoluta al dolore, incapace di tornare alla vita normale, lui avrebbe preferito, anzi decisamente voluto, farla finita e passare di là, senza diventare l'oggetto finale di nuove terapie, senza essere prigioniero delle tecnologie e delle macchine alle quali ti leghi per respirare e dalle quali non ti separi mai. Era chiaro ciò che pensava. In tanti gli avevano sentito ripetere il suo «testamento».
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BRUXELLES - Un uomo da cinque anni in stato vegetativo a causa di un incidente automobilistico ha risposto "sì" e "no" attraverso il pensiero rilevato da una nuova tecnica di risonanza magnetica. Lo ha annunciato un comunicato dell'Università di Liegi segnalando che le conclusioni di questo studio sono state pubblicate oggi dal New England Journal of Medicine. Vengono riportate dichiarazioni di medici che prospettano un possibile impatto di questo studio su problematiche scelte etiche quali l'eutanasia. L'uomo in questione ha 29 anni, vegeta in un imprecisato "paese dell'Europa dell'Est" e non può muoversi né parlare. La sua attività cerebrale è stata monitorata con la moderna tecnica delle immagini da "risonanza magnetica funzionale", l' "Irmf", utilizzata da equipe dell'Università belga e di Cambridge: è emerso che quando al paziente venivano poste domande semplici come "Vostro padre si chiama Thomas?" si attivavano le stesse aree del cervello che si innescano nelle persone sane.
Lo studio è stato condotto su 23 pazienti dichiarati in "stato vegetativo" e in quattro di loro, con questa tecnica, sono stati rilevati "segni di coscienza"...
(da Ansa.it)
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Sulla vicenda di Eluana Englaro abbiamo sentito diversi pareri, che si sono distribuiti, tendenzialmente, su due fronti opposti. Purtroppo sappiamo come si è conclusa.
Ma quanti di coloro che hanno preso posizione su questo caso sanno cos'è uno “stato vegetativo persistente”? Quanti conoscono l'esatto significato dell'espressione “accanimento terapeutico”? E, soprattutto, chi può dire con certezza cosa avrebbe detto Eluana se avesse potuto esprimere la sua volontà? A questo proposito, è bene fare un po' di chiarezza.
Quella di Eluana è ormai una questione inverosimilmente ingarbugliata. Ed è inutile che si cerchi di risolverla sul piano della bioetica e del diritto. La vicenda è ormai soprattutto una vicenda mediatica.
In questi mesi di dibattiti, la discussione ha finito per focalizzarsi a dismisura su quel sondino di plastica che nutre la povera ragazza. La forza suggestiva dei media e la semplificazione giornalistica hanno fatto il resto, creando in noi un'immagine stereotipata. Anche se non abbiamo mai visto Eluana, la immaginiamo lì distesa e immobile, in una sala ospedaliera, mentre subisce ogni giorno l'“oltraggio” di essere nutrita.
Sì a una medicina che guardi all'umano. No a qualsiasi forma di eutanasia. Perché una richiesta di questo genere è una sconfitta sia per le persone che per la medicina». Una deriva verso l'antimedicina. A sottolinearlo è Marco Pierotti, direttore scientifico dell'Istituto nazionale dei tumori.
Pierotti, molti sono i successi dell'oncologia in questi ultimi anni, ma ci sono ancora tante persone che non ce la fanno a guarire: che cosa vi chiedono?
I malati terminali non chiedono l'eutanasia se sono adeguatamente accompagnati verso la fine della vita con terapie del dolore e sostegno psicologico, sociale e spirituale.
A Londra Daniel James, 23 anni, con la spina dorsale fratturata è stato accompagnato dai genitori in Svizzera per suicidarsi legalmente. La Procura della Corona ha deciso di non processare i genitori “perché non c'è un interesse pubblico”. Sempre a Londra lo stesso giorno, su Sky, è andato in onda il suicidio assistito di Craig Ewert, professore di 59 anni malato di SLA. Due casi di eutanasia benedetti dalle massime autorità: le istituzioni pubbliche che hanno giudicato la morte volontaria un atto privato, e la televisione che ha fatto di quell'atto uno spettacolo pubblico. L'intera Europa e tutto l'Occidente dovrebbero porgere le loro scuse a...
L'ultima speranza di fermare il boia per Eluana Englaro si è spenta giovedì 13 novembre 2008. La Corte di Cassazione ha emesso l'inesorabile verdetto: quella di Eluana non è una vita degna di essere vissuta e pertanto può essere soppressa. L'esecuzione della sentenza avverrà interrompendo la nutrizione e l'alimentazione che consentono alla ragazza lecchese di vivere.
Come tutte le altre precedenti pronunce, anche quest'ultima decisione non riesce assolutamente a convince. Per quattro ragioni.
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Riportiamo la lettera aperta alla procura di Milano ed alle Istituzioni che 16 neurologi hanno scritto per fare chiarezza sulla natura dello stato vegetativo permanente. Quanto scritto vale in generale per tutti i casi simili a quello di Eluana Englaro. Leggiamola.
Il paziente in stato vegetativo è vivo
Il paziente in stato vegetativo non necessita di alcuna macchina per...
Poco più di due mesi fa una sentenza della Corte d’Appello di Milano autorizzava lo stop all'alimentazione e all'idratazione artificiale, Eluana Englaro, la donna lecchese da oltre 16 anni in stato vegetativo permanente. La sentenza è stata impugnata dalla Procura di Milano e, di fatto, non ha avuto ancora esecuzione. Proviamo a immaginare che essa venga eseguita… E riflettiamo sulle conseguenze.
Completiamo la trattazione di un tema attuale e delicato come quello del testamento biologico. Dopo aver approfondito la situazione attuale sull'accanimento terapeutico e sulla terapia del dolore ed aver riflettuto sull'autentico rapporto tra il medico (che ha il compito di curare il malato) e il malato stesso, proviamo ad immaginare adesso che cosa succederebbe se passasse la cultura della morte. D'altra parte basta guardare ai Paesi che applicano già la "dolce morte" per rimanere molto perplessi...
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