Una sera passeggiavo per Udine, assorto nei miei pensieri (e nella mia musica). Ero solo.
Ad un certo punto ho deciso di sedermi su un gradino, vicino a due signore (una cinquantenne ed una trentenne ad occhio e croce, al buio l’età non si distingueva molto bene...). Fra di loro era seduta una bambina, che non avrà avuto più di 5 anni, direi.
Dopo circa 10 minuti il “trio” ha deciso di abbandonare il posto sul quale era seduto. Guardandole andare via, mi cadde l’occhio sulle scarpe di quella che presumevo essere la madre: Converse rosse.
Passato un po’ di tempo, ho deciso anche io di riprendere il cammino passando per la strada di fronte al luogo al quale ero seduto. Imboccando la via, ho ritrovato il curioso “trio” accanto al quale mi ero seduto: i tre erano davanti ad un distributore automatico di tabacchi e la donna più giovane (che io ancora presumevo essere la madre) stava scegliendo la propria marca preferita. La bambina stava aspettando con un’aria che io avrei definito annoiata (a prima vista nessuna delle due signore la stava controllando o comunque non stava interagendo in qualche modo con lei).
…ma per voi qual è il senso della storia?
Credo che la storia non abbia senso. O meglio,credo che la storia non abbia un solo, unico senso. La storia assume il senso che ognuno di noi le conferisce. Ad esempio, per Cicerone “historia magistra vitae”, mentre per Montale “la storia non è magistra di niente che ci riguardi”. Due autori diversi, due pensieri differenti. E differente è il senso che entrambi conferiscono alla storia. Il suo senso è dunque mutevole.
C’è chi sostiene che la storia vada imparata affinché non vengano ripetuti gli errori del passato. In questo caso il senso che viene attribuito è quello didascalico, lo stesso di Cicerone. Un senso, un fine didascalico. Anche il fine che viene attribuito alla storia è, infatti, dinamico. Uno studente svogliato potrebbe infatti dedicarsi alla storia solo per ricevere un voto dall’insegnante. E questa è la prova di un fine squallido, fine a se stesso appunto. Ma il fine di un antico eroe, di un artista, di un moderno politico potrebbe essere quello di entrare nella storia; potrebbe essere quello di venire ricordato, perché la storia illumina le antiche e le nuove gesta, che saranno antiche per i futuri uomini.






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