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Indignatevi

Indignatevi

In questi ultimi tempi si è parlato molto di indignazione e degli indignati, di coloro che, perlopiù giovani, esprimono contrarietà verso condizioni politiche e sociali secondo loro inaccettabili e che gravano sul proprio futuro.
Nei loro confronti si sono sviluppati atteggiamenti diversi: di simpatia e condivisione delle loro motivazioni da una parte, di critica e accuse sui motivi e sui metodi adottati nella protesta dall’altra.

Senza volerci addentrare in una valutazione di questo fenomeno sociale complesso, che ha comunque il merito di sollevare dei problemi seri e di esprimere un malessere soprattutto giovanile, vale la pena di soffermarci sul sentimento dell’indignazione.
A risvegliare questo stato emotivo nella nostra società piuttosto apatica e indifferente ha senza dubbio contribuito un testo di Stéphane Hessel, dal titolo che è già un programma: “Indignatevi!”, e che ha avuto un enorme successo in Francia.
Riflessioni e esortazioni a reagire alle ingiustizie con il dovuto sdegno che vengono da un uomo di 93 anni, da chi ha una lunga esperienza di vita. Un anziano saggio che è stato ben accolto e ascoltato dai giovani, a dispetto di chi considera il salto generazionale una frattura insanabile, senza coglierne le possibilità di scambio e l’arricchimento che può derivarne, a vantaggio di entrambe le parti.

L’indignazione nasce dalla constatazione di un’ingiustizia, subita personalmente e/o da altri, a cui si reagisce esprimendo il proprio sdegno. Parte da una valutazione morale di un comportamento che si ritiene non accettabile. E’ il segnale che non tutto può essere posto sullo stesso piano (es.: interessi individuali e della comunità), che c’è una gerarchia di valori (le persone sono sempre al di sopra delle cose, dei beni materiali) per cui, quando questi ultimi vengono calpestati, non si può rimanere ad assistere passivamente.

L’Abbè Pierre, una splendida figura di sacerdote che a Parigi, nel periodo del dopoguerra, in un inverno particolarmente rigido, aveva sensibilizzato la ricca borghesia sulle condizioni dei clochard, dando il via a una mobilitazione di solidarietà, così affermava: ”C’è una rabbia santa contro l’ingiustizia e l’abbiamo lasciata cadere troppo”.
Potremmo dire che l’indignazione è il contrario dell’indifferenza, perché scaturisce da una partecipazione empatica alla sofferenza e alla mancanza di rispetto subito da qualcuno.

Possiamo non essere direttamente interessati come coloro che subiscono un’ingiustizia, ma ci sentiamo comunque coinvolti. E’ un buon segno di solidarietà, di superamento degli orizzonti personali, particolari e limitati al benessere immediato per allargare lo sguardo a chi vive intorno a noi, alle generazioni future e al bene comune. Questa spinta emotiva, di intolleranza nei confronti dell’ingiustizia, deve poi trovare degli sbocchi di reazione che non si fermino alla denuncia di ciò che non va (e che a volte purtroppo rischia di assumere connotazioni violente, soprattutto da parte di alcuni) ma che si traducano in atteggiamenti propositivi e costruttivi, per realizzare quel mondo più giusto e solidale auspicato dagli indignati.

Articolo tratto da Dimensioni Nuove


Tag: giustizia, ribellione

Conte Ruggero scrive:

Ma chi ha scritto l’articolo ha mai letto qualche libro di Abbè Pierre??? O_o

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