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Maria Luce Gamboni: non sono un oggetto per il vostro successo

Maria Luce Gamboni: non sono un oggetto per il vostro successo

Mettetevi bene in mente questo nome: Maria Luce Gamboni. Per qualcuno di voi sarà la prima volta che ne sente parlare. Altri invece probabilmente conoscono già questa ragazza, un talento emergente nel panorama musicale italiano: ha già partecipato allo Zecchino D’Oro nel 2004, a Ti lascio una Canzone qualche anno dopo, e vinto i premi nazionali Reginetta della Canzone e Fata d’Oro per la canzone.
Niente male per una diciottenne. Se pensate che oltre ad avere una splendida voce è pure una bellissima ragazza, come non immaginare una carriera spalancata davanti a lei?

Ed effettivamente, all’inizio della scorsa estate le si presenta l’occasione della vita: viene contattata dallo staff di David Zard, il produttore che ha portato in Italia nientemeno che Notre Dame de Paris di Cocciante. L’occasione è unica: le viene offerta la parte della protagonista nel colossale musical “Romeo e Giulietta” che debutterà all’Arena di Verona e sarà trasmesso in prima serata su Raidue.
Ma Maria, nonostante un contratto firmato, non arriverà mai a recitare quella parte. Perché? Che cosa è successo? Ripercorriamo la storia, seguendo alcuni passaggi della lettera che essa stessa ha scritto, alla fine della sua avventura, ai suoi compagni di classe del liceo Mamiani di Pesaro.

La storia comincia a luglio. Un mese di prove in una palestra calda e soffocante. Ma, si sa, i sogni non si fermano mai davanti agli ostacoli. “Una volta montato l’intero spettacolo – racconta Maria ai compagni – si sono presentate le prime difficoltà, ho cercato di superarle e di lottare fino alla fine cercando sempre di far prevalere la mia posizione e le mie idee”.

A Maria, infatti, viene proposta una scena che lei non ha nessuna intenzione di accettare. “Come tutti sapete Shakespeare nel suo libro parla dell’unica notte d’amore tra Romeo e Giulietta in seguito al loro matrimonio segreto. Il regista di questo musical sin dall’inizio aveva in chiaro di rendere nel più vero modo possibile questa scena. Così un giorno si è avvicinato comunicandomi la sua idea, quella di voler fare questa scena mettendo a servizio dello spettacolo il mio corpo seminudo. Io subito mi sono rifiutata dicendogli che non l’avrei mai fatta per nessuna ragione al mondo”.

Passa un mese e la compagnia si trasferisce al Gran Teatro di Roma, per continuare le prove in una scenografica “spettacolare”, come racconta la stessa Maria. Ma la strada torna a salire. Questa volta a farsi avanti è il produttore che “mi ha chiesto se allora me la sentivo di mettere il mio corpo seminudo a servizio di quella scena. In quel momento mi sono sentita considerata un oggetto in mano a degli uomini che volevano fare di me e del mio corpo il loro successo ma io non potevo permetterglielo, non volevo permetterglielo. Allora ho subito detto che se non mi fossero venuti incontro me ne sarei andata visto che nel contratto lavorativo non era presente nessuna richiesta di questo genere. Così il produttore una volta riferito ciò al regista mi chiamò in produzione e mi disse esattamente queste parole: il regista mi ha detto che se decidi di non fare quella scena nel modo in cui ti è stato richiesto, non farai lo spettacolo.”

Proviamo a immaginare cosa passa a questo punto per la mente di Maria. Perdere quel treno che probabilmente non tornerà mai più? E poi che cosa diranno gli amici? Molti penseranno che sarò stata stupida a non accettare? E i miei valori? E le cose in cui ho sempre creduto? E come potrò continuare a guardarmi allo specchio se decido di vendere il mio corpo? Sono solo nostre supposizioni, è vero. Ma quando ci si trova ad un bivio così importante non è strano che ci si facciano domande di questo tipo.

Probabilmente non sarà stato facile per Maria arrivare alla decisione finale: “Ecco, a soli dieci giorni dal debutto la parte sporca di quel mondo era venuta fuori e io convinta delle mie idee gli ho detto che non l’avrei fatta, che me ne sarei andata a casa coerente con me stessa  e con i miei principi , ma soprattutto pulita e senza essere scesa a compromessi. La mia ultima frase in quella stanza è stata: Me ne vado, ho perso contro di voi perché non ho ottenuto ciò che chiedevo, ma ho vinto con me stessa perché al denaro e al mio sogno ho preferito il mio pudore”.

Davanti ad una storia del genere c’è ben poco da aggiungere, se non l’ammirazione per un gesto che può diventare un bell’esempio per molte ragazze e ragazzi a cui a volte manca il coraggio di dire di no.
A quanti, prima o poi potrebbero trovarsi in una situazione simile, davanti al dubbio tra l’agire seguendo i propri valori oppure la moda e il richiamo del successo, rispondono ancora una volta le parole semplici ma chiare di Maria: “Ho grandissimo rispetto del corpo della donna e inoltre non mi piace come viene utilizzato il corpo femminile dalla società attuale. Tante donne si fanno manipolare perché è l’unico modo per raggiungere il successo: è insopportabile e mi sono opposta”.

Un’ultima osservazione le meritano le parole di Giulia Ricciardi, che si occupa di promuovere il musical, la quale sulla scelta della ragazza ha dichiarato: “Ci è dispiaciuto moltissimo perderla perché Maria Luce ha una bellissima voce ed è una persona solare, ma la sua scelta è stata compresa. Ha lasciato una produzione che avrebbe potuto portarla a una esposizione importante e forse ha dimostrato più coraggio così di quanto gliene sarebbe bastato per andare in scena in trasparenza.”

Eh no, cara signora Ricciardi, si sbaglia di grosso. Non è una questione di coraggio. E Maria Luce glielo ha dimostrato.

master Bakeca

saverio

Saverio Sgroi

Educatore e giornalista, con una grande passione per tutto quello che riguarda il mondo degli adolescenti, dai quali non finisco mai di imparare. Per loro e con loro mi sono imbarcato su questa nave di C&V, di cui sono il “capitano”. Ma come tutti i capitani, non potrei nulla senza una grande squadra ;-)


Tag: donna, esempio, personalità, pudore

cosimo scrive:

“andare in scena in trasparenza”
Signora Ricciardi ma lei di solito veste “trasparente” quando vuol comunicare una idea?

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