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Per legge superiore

Per legge superiore

Roberto Doni è un magistrato giunto ormai a fine carriera. Aspetta solo l’ultimo incarico, una procura con cui coronare un percorso professionale ineccepibile, benché senza grandi meriti. Ha una moglie ancora avvenente, una figlia che fa il dottorato in America, una bella casa in centro a Milano. La sua vita, insomma, scivola sull’olio di scelte sempre ponderate ed equilibrate. Ma la disillusione serpeggia sullo sfondo della sua anima e incrina il suo sistema di valori, così come il tempo crepa un Palazzo di Giustizia fatiscente e tenuto in piedi da lunghi chiodi che tengono su, precarie, le pesanti lastre di marmo che lo rivestono.

Doni deve giudicare su un caso di routine: un immigrato accusato di tentato omicidio. Tutto porta a pensare che Khaled, l’imputato marocchino, già dentro da alcune settimane, sia colpevole. Alcuni giorni prima dell’udienza, però, riceve la mail di Elena Vincenzi, una giornalista freelance che si dice ragionevolmente convinta dell’innocenza dell’uomo e gli chiede di incontrarlo. Doni non ha neanche il tempo di rispondere perché l’intraprendente ragazza si presenta nell’ufficio del procuratore pronta a dimostrare la sua tesi…

Da qui prende le mosse la storia di Per legge superiore, un piccolo romanzo per un enorme problema, quello della natura della giustizia.

Doni ed Elena incarnano due diverse posizioni sulla giustizia. Per lui è applicazione di una legge che, seppure imperfetta, è almeno la migliore possibile per far ‘funzionare’ la società. Per lei è la ricerca della verità, una visione un po’ idealistica nella quale davvero l’autorità si incarica di tutelare i più deboli e i bisognosi. Mentre insieme cercano di ricostruire la storia di Khaled, scoprono che nessuno dei due ha ragione. Doni per la prima volta prende coscienza del fatto che non sempre la legge è sinonimo di ordine e disciplina, e che ci sono leggi che ci superano e ci interrogano in profondità (la materia è fatiscente, la malattia colpisce senza preavviso anche i giovani, la borghesia di cui fa parte è piena di doppiezza e superficialità,…). Elena scopre che non basta essere animati da buoni sentimenti e desiderio di giustizia: i processi hanno delle regole, gli uomini debolezze, la realtà è anche questo…

Attraverso dialoghi non banali e piccole avventure vissute insieme i due protagonisti fanno un percorso che li porta a  rivedere le personali convinzioni. E’ soprattutto Roberto che si sente mancare il terreno sotto i piedi: nella sua coscienza si è accesa una piccola luce, come le candele che caratterizzano i quadri di George La Tour le cui riproduzioni ha affisso nello studio in tribunale e a casa. Forse i meccanismi della giustizia, di cui lui è un ingranaggio, rischiano di commettere… ingiustizie? Il suo percorso interiore è interessante e tiene alta la tensione del romanzo, che non può non interpellare il lettore, chiamato a prendere anche lui una posizione.

Sullo sfondo della vicenda si dipinge una Milano sorniona e dalle molte facce, bella nella luce primaverile, multietnica. Squarci del centro, elegante e snob, si alternano a descrizioni della sudicia e violenta via Padova. Fontana sembra simpatizzare più per la vivace zona Loreto-viale Monza con le sue bettole e le sue risse, che per la paludata area del tribunale e dell’università, dove nei locali si mangia ricercato e si discute di nulla. Ma forse è solo una mia impressione di lettore…


Guido Vassallo

Guido Vassallo

Lavoro da anni nel campo della formazione e mi piace da matti parlare con la gente per capire cosa c’è dentro.

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Per legge superiore
Autore: Giorgio Fontana
Genere: Thriller
Editore: Sellerio
Età minima consigliata: 13 anni
Pagine: 256

Tag: giustizia, legge

Sergio Fenizia scrive:

Bella recensione. L’avevo letta alcuni giorni fa. Adesso,
però, ho letto anche il libro. Ho fatto bene a fidarmi del fiuto di Guido
Vassallo. Il libro merita.

Aggiungo che l’Autore, Giorgio Fontana, apre spiragli di luce anche sul
criterio dell’ “oltre ogni ragionevole dubbio (sull’effettiva
responsabilità dell’imputato).

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